Uno tsunami d’argento sta investendo gli Stati Uniti: i baby boomers stanno andando in pensione, mon solo gli operai, ma anche i piccoli e medi proprietari di imprese: dalla piccola officina meccanica allo studio dentistico ben avviato e spesso i loro proprietari non hanno eredi, si fanno avanti per comprargliele gli Equity Private Funds
Come emblematico esempio: esiste un isola molto turistica su cui operavano tre compagnie di traghetti, infine un Private Equity Fund le ha comprate tutte e tre (per agire senza più concorrenza) e ha aumentato proditoriamente i prezzi dei trasbordi. Prima conseguenza: i turisti ci vanno di meno perché ora arrivarci costa molto di più. Seconda conseguenza: tutte le attività turistiche del luogo vanno in perdita. La società tutta ne risente…
Le privatizzazioni e acquisizioni tanto caldeggiate negli anni passati, cominciano a lasciare intravvedere i danni seri che stanno provocando e persino gli iper liberisti cominciano a capire che bisogna avere delle protezioni, mettere dei paletti, ne va della tenuta sociale.
Speriamo che si inverta la rotta prima della dèbacle totale.
I nostri giovani che non intravvedono più un futuro roseo per loro, stanno giustamente cominciando a imbufalirsi, ma dovremmo preoccuparci seriamente anche noi baby boomers (chi e come si cureranno di noi?)
I Fondi notoriamente mirano solo al guadagno delle quote dei loro investitori.
La mia amica, quella col figlio tossico uscito da poco dal carcere, e ormai col cervello in pappa e il fisico semidistrutto per essersi due anni fa buttato dal quinto piano e per disgrazia non essere morto, sabato scorso è stata derubata nel parcheggio sotterraneo di una Esselunga.
Prima l’hanno fatta distrarre con una scusa e poi le hanno sottratto con destrezza la borsetta dall’ auto.
Purtroppo nella borsetta aveva vari documenti personali e il bancomat , ma soprattutto le chiavi di casa, porta super blindata, con super chiave francese FICHET . Poco tempo dopo un taxista vede una donna di sembianze Rom gettare via un cellulare , lo prende e riesce a risalire al figlio e a riconsegnargli gentilmente l’oggetto . Il figlio mi chiama, farfugliando cose che mi sembrano sospette, poi per fortuna mi chiama lei, spiegandosi meglio e chiedendo aiuto. Con la mia compagna la raggiungo sottocasa dove piangendo mi spiega che al supermercato l’hanno aiutata a bloccare il bancomat e a telefonare al figlio e a me e che ormai il problema più grosso è aprire la porta di casa. Il figlio abita sullo stesso suo piano, ma in altro appartamento. Lei ha tutto in casa propria, non potendosi fidare del figlio.
È sabato pomeriggio, la accompagno subito nel negozio di chi aveva messo la porta ma è ormai chiuso. Sulla porta un telefono a cui risponde una segreteria telefonica. Lei è in preda a una super agitazione, io cerco su internet la FICHET e ne ricavo un numero verde di pronto intervento, risponde una centralinista solerte che in mezz’ora ci manda a casa due tecnici. Quando arrivano io me ne vado sperando che le aprano la porta, ma pochi minuti dopo l’amica mi richiama piangendo che le stanno tagliando la serratura e che probabilmente non sono dei tecnici della FICHET ma due semplici scassinatori poco esperti che ora però pretendono 1200 euro per aprire la porta. Mi rendo conto che il pronto intervento era una trappola, già mi era capitato anni prima quando mia madre ebbe bisogno di un idraulico in giornata festiva… ci fecero pagare uno sproposito per liberare uno scarico, sostenendo che il pronto intervento h24 aveva quei costi. . .
Purtroppo essere donne in questi casi non aiuta perchè questi loschi personaggi si fanno spesso minacciosi e hanno vita facile vincendo le nostre resistenze .
Morale: dopo aver tagliato malamente la serratura della porta pretendono 1200 euro e ne chiedono altri 2900 per richiuderla. Io vorrei mandarli via, dandogli solo i 1200, ma la mia amica piange che, giustamente non vuole stare tutta la notte e il giorno successivo con la porta aperta e che ha solo 1000 euro in contanti in casa.Telefona al cognato per chiedere un prestito, ma lui rifiuta dicendo di mandarli via perché sono solo due imbroglioni, (lo avevamo capito anche noi) lei si dispera, arriva un vicino curioso che però presto si dilegua. . .
finisce che i soldi li anticipo io facendo loro un bonifico telematico dal mio smartphone . . . lei ha i conti bloccati… ci rilasciano una strana fattura . . .
Adesso qui vorrei solo inutilmente e pubblicamente denunciare che noi cittadini siamo abbandonati a noi stessi , senza nessuno che ci difenda da ladri e truffatori di ogni sorta.
Il giorno dopo dai carabinieri per fare la denuncia, la mia amica trova altre tre persone derubate allo stesso modo nel parcheggio del supermercato … eppure tutti i media in questi giorni parlano solo dei giovani maranza che spaccano le vetrine in centro
Per sbloccare il conto alla Posta ci vuole la carta d”identità fisica col microchip da scansionare, non basta la denuncia cartacea e per riottenere la vera carta ci vogliono circa dieci giorni… possibile che al comune non siano in grado di generarne una al momento? Invece te la spediscono a casa per posta. . . sperando che il postino ti trovi o lasci l’avviso…
Morale: se non hai amici o parenti che ti prestano i soldi ti attacchi al tram, come dicono a Milano . . .
Per rifare la patente una trafila a parte su cui sorvolo per pietà…
Ancora sulla mia poltrona vintage Lazy boy (giammai lazy girl) e la sua relativa pubblicità americana anni 70, trovata in rete, da cui si evince che per le donne di casa fosse impensabile avere una comoda poltrona tutta per sé, mentre era ovviamente un gadget indispensabile per i maschi padri di famiglia che dovevano riposarsi ed essere serviti e riveriti dalle loro mogliettine tuttofare quando stanchi rientravano a casa la sera, oppure la domenica mattina su cui potevano leggere comodamente il giornale .
Deve essere stata dura riequilibrare le comodità in famiglia… e forse qualcuno ha sbroccato e ammazzato la moglie che reclamava la propria poltrona a dondolo reclinabile…
Tra i tanti miei possedimenti ( ormai vintage) che ho collezionato in 50 anni di vita curiosa e girovaga c’è anche una poltrona speciale.
Durante il mio giovanile viaggio in autostop lungo gli States del lontano 1976 ho incontrato una poltrona basculante, me ne sono innamorata e ritorn ata in Italia mi sono messa a cercarla, fortunatamente l’ho trovata in un negozio di mobili di lusso non lontano dalla casa dei miei genitori., Essendo troppo cara per me, convinsi mia madre a comprarla e non se ne pentì mai, perché la usò con piacere fino ai suoi ultimi giorni, anche se in casa nostra era un po’ troppo ingombrante.
Per farla breve questa poltrona, ormai con i braccioli e la seduta sfondati è custodita nella nostra (della mia compagna e mia) seconda casa in collina, casa che stiamo cercando di vendere da due anni e che se riuscisse la vendita dovrò sgomberare. Tre giorni fa invece mi sono messa a cercare la mia particolare poltrona americana su internet e con l’aiuto di chat gpt sono riuscita a individuarla. La cosa pericolosa è che ho individuato pure un tappezziere, in un insospettabile paesino non lontano da qui, che sarebbe disposto a riportarla ai fasti iniziali.. . purtroppo non riesco a lasciar andare via le cose…
Curiosa come al solito e desiderosa di essere sempre sul pezzo, ho subito scaricato un libro di ANNE CARSON, premio Nobel recentissimo, uno piccolo a 5 euro ma dal titolo intrigante per una poetessa multimediale come mi reputo: IL GENERE DEL SUONO.
La scrittrice è anche una grecista e io ho fatto pochi mesi di liceo classico e in greco ebbi 4 ma almeno alcune lettere dell’ alfabeto le so riconoscere, come del resto in arabo, che pure studiai per pochi mesi, e che mollai quando scopersi che non usano scrivere le vocali, come il fenicio, da cui deriva, mi informa Carson. Il greco per fortuna pur derivando dal fenicio, ha intelligentemente pensato di inserire le benedette vocali, sette addirittura…peccato abbia poi esagerato con gli accenti…
Comunque il GENERE del suono del titolo si riferisce al genere femminile e se ne scoprono delle belle sui cari vecchi greci maschi, capostipiti del più bieco patriarcato…Odiavano la voce acuta e selvaggia delle donne e fecero di tutto per non sentirla né farla sentire.