L’amica ringhiosa

CHI TI ALLEVA

TI SOLLEVA

DAL PESO DELLA VITA

CHI TI ALLEVA

OFFRE SOLLIEVO

E TI FORNISCE PICCOLE ALI

CHE CRESCERANNO

E VOLERANNO NEL TEMPO FUTURO

QUANDO POTRAI

SOLLEVARTI DA SOLA

E SOLLEVARE UNA NUOVA

ALLIEVA

ALLEVARE, SOLLEVARE, ALLIETARE, ALLETTARE, ALLATTARE

Chi non fu allevata lietamente Raramente sarà lieta

Né allettante la sua ringhiosa compagnia.

Il festival della cassoeula

Stamane, dopo essere inacappata in questa clamorosa notiza, ho iniziato a maturare una irrefrenabile “voglia di cassoeula” e quindi eccomi andare di buon’ora al supermercato a reperire il materiale necessario: verze, puntine, salamelle e, non trovando la cotenna, inserire al volo una bella fetta di pancetta affumicata. Cipolle rosse, carote, aromi, passata di pomodoro, il tutto nella pentola a pressione e in mezz’ora di cottura, previa rosolatura, ecco pronta una bella cassoeula accompagnata da una polentina Valsugana veloce.

Il mio problema è che sono influenzabile: se incappo in una pubblicità ben congegnata ne rimango vittima all’istante.

Se leggo qualcosa di bello su una località subito progetto di andarci, mi capita pure coi libri e coi film…

Per fortuna vengo spesso frenata dalla pubblicità successiva e così anziche finire alle Azzorre dove coltivano un tè speciale, che però ho ordinato su internet, di fronte a una nuova suggestione, penso magari a una settimana bianca nelle località cimbre dell’Alto Adige.

Chiodo scaccia chiodo, e penso che in fondo le pubblicità (per fortuna) non funzionano sempre bene perché se passa troppo tempo si combattono tra loro.

Come sono

Essendo una “creativa” difficilmente riesco a tenere testa alle creazioni degli altri a discapito delle mie.

Me ne dolgo, perché in realtà sono interessata a quasi tutto, e tutti, ma il tempo e l’energia sono quelli che sono e creare, nonché rifinire la propria creatura richiede a volte parecchio tempo.

Compro libri, certamente, sia tra i classici che tra i contemporanei, ma spesso quei libri non li riesco a finire, a meno che che siano molto brevi. Del resto io pure scrivo cose brevi per non rischiare di perdere troppo tempo con me medesima.

Il formato che preferisco è quello dell’articolo breve, tipo da rivista o da blog…Solo la poesia riesco a seguirla, anche se un po’ lunga, se il ritmo e le assonanze mi rapiscono.

Oltre ai libri poi c’è la vita pratica, che incombe, mi chiedo come facciano alcuni a conoscere tanto e produrre altrettanto… per una donna poi, posto che non sia un’anacoreta, la vita pratica incombe percentualmente di più…

Inoltre guardo pure la tivù…

San Vittore

HO una sfortunata amica (ex collega ) che ha da oltre un anno il figlio 35 enne detenuto nel più centrale e iconico carcere di Milano. Non è un delinquente è più che altro un malato psichico che quando fa uso di stupefacenti va fuori di testa, ha persino accoltellato (inconsapevolmente) i genitori e anche per questo è attualmente al gabbio.

Il carcere non sarebbe il suo posto, bensì una comunità di recupero, ma ce ne sono pochissime e a lui non l’hanno preso.

A giorni, se il giudice vorrà , potrebbe uscire ai domiciliari, eventualmente quando uscirà lo sbatteranno fuori dal portone a qualsiasi imprevedibile ora, con tutta la sua roba, senza un soldo e senza un telefono, (non ne aveva quando l’hanno prelevato)

Qui infatti (pare dipenda dal direttore e non sia uguale ovunque) a sua madre è proibito di lasciargli soldi e telefono, per assurdo, il detenuto non ha diritto di fare una telefonata dal carcere al momento di uscire per chiamare un taxi o chiunque altro per farsi venire a prendere. Se non avesse nessuno pronto ad aiutarlo fuori sarebbero fatti suoi.

Una volta precedente i suoi genitori lo attesero in macchina per 5 ore, perché li rilasciano quando sono comodi “loro” (che notoriamente sono sempre sotto organico, inoltre, per inciso, da due settimane nel reparto del figlio c’è il riscaldamento guasto)

Il carcere non può essere un albergo, ma un po’ di civiltà non guasterebbe.

Ho comunque anche capito che una madre (coscienziosa)con un figlio detenuto sconta la pena insieme a lui (idem per una moglie o un familiare affezionato)